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Il paesaggio

Con il toponimo Valpolicella si indicano comunemente: le tre vallate dei torrenti (chiamati in dialetto “progni”) che scendono dai Lessini ad occidente di Verona, i monti che le separano e una larga zona d’alta pianura terrazzata che accompagna l’Adige dalla chiusa di Ceraino (presso Rivoli Veronese) fino a Parona. I confini verso monte sono incerti: è assente un limite naturale tra la Valpolicella e la Lessinia, dato che la prima è una regione per motivi storici più che geografici. Geograficamente si potrebbe intendere come confine il bacino del progno di Fumane fino al monte San Giovanni, includendo quindi Breonio ed escludendo parte di Sant’Anna d’Alfaedo.

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Vista della Valpolicella collinare da Gorgusello (nel comune di Fumane)

Nella Valpolicella si possono distinguere tre zone, nettamente diverse per natura morfologica, geologica e per la vegetazione presente.

La parte posta più a nord è caratterizzata da una zona montuosa (costituita da calcari cretacei) che va a formare l’ampio pianoro dei Lessini. Qui sono presenti ampi prati dove in estate è facile trovare capi di bestiame portati al pascolo. La zona è povera di grandi corsi d’acqua; ciononostante il paesaggio risulta diviso in gradini e ripiani alternati da cavità carsiche scavate nel corso di millenni.

La zona collinare, disposta subito più a sud di quella montana, è formata da propaggini meridionali parallele ai monti che, con dossi allungati, vanno a dividere le già citate tre valli dei progni. Questa zona è quella più classica per la coltivazione della vite, che avviene spesso su particolari terrazze artificiali realizzate in pietra e denominate (nel dialetto veneto) “marogne”. Nella zona più bassa è coltivato intensamente anche l’ulivo. Come nella zona montana, anche qui sono presenti calcari cretacei costituiti da ampi strati di basalto.

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Veduta da Castelrotto con uliveti e vigneti verso: Pedemonte, Arbizzano, Cengia, Campagnole, Quar e Montericco

Nella parte più meridionale della Valpolicella troviamo una zona pianeggiante venutasi a formare dai sedimenti delle alluvioni, sia del fiume Adige che da quelle dei tre progni. La recente bonifica e l’opera d’irrigazione ne hanno fatto un luogo fertile che vanta coltivazioni di ortaggi, pescheti e ciliegeti di grande pregio, oltre che dei classici vigneti.

A partire dal 1950 il paesaggio della valle è stato teatro di radicali trasformazioni, dovute ad un’intensa e disordinata attività edilizia conseguente alla crescita economica e industriale del dopoguerra. Comuni locali e soprintendenza hanno fatto ben poco per attenuare e regolamentare questo fenomeno che ha rappresentato un vero sfregio per la bellezza della vallata e che ancora oggi la minaccia[3].

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Panorama della bassa Valpolicella

La parte della Valpolicella che più ha pagato questa “cementificazione” è stata quella mediana. Essa è attraversata dalla strada provinciale sul percorso Parona-San Pietro in CarianoSant’Ambrogio, appartenente al primo tratto della soppressa ferrovia Verona-Caprino-Garda. La strada, studiata inizialmente perché fosse un’arteria di interesse panoramico e turistico, ha visto sorgerle a ridosso costruzioni di ogni tipo e destinazione. Anche la collina non è rimasta immune al problema: a Negrar, in particolare, sono sorte alcune vaste zone residenziali che ne hanno snaturato il paesaggio, tanto da arrivare a far coniare il neologismo “negrarizzazione” ad indicarne il fenomeno[4].

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